Serie A 2020/21: Top e Flop

Giacomo Raspadori
Top, Serie, Serie A

Cala il sipario sulla Serie A 2020/21. Una stagione travagliata si è appena conclusa, caratterizzata dall’assenza di pubblico e dall’insidia COVID a pendere sulla testa (e sulle casse) delle venti società.

Il campionato ha incoronato l’Inter quale vincitrice dello Scudetto; un trionfo che spezza l’egemonia quasi decennale della Juventus, che si deve accontentare di un quarto posto, con annessa qualificazione alla Champions League, centrato per un soffio. A fare compagnia a Inter e Juventus nell’elite del calcio europeo, troviamo il Milan dei ragazzini terribili al secondo posto e l’Atalanta al terzo, che alla terza qualificazione consecutiva si scuce definitivamente di dosso l’appellativo di outsider.

A staccare il pass per l’Europa League sono invece il Napoli e la Lazio, seguite dalla Roma che in virtù del suo settimo posto parteciperà alla neonata Conference League con lo Special One José Mourinho al timone.

Retrocedono in Serie B dopo un solo anno nella massima serie Benevento e Crotone, assieme al Parma che termina la stagione all’ultimo posto.

TOP

INTER – Tra le migliori squadre della stagione, non possiamo non inserire l’Inter di Conte, la cui pesante eredità sarà raccolta da Simone Inzaghi. A parlare sono i numeri: 91 punti (nessuna delle vincitrici dei top-5 campionati europei ha fatto meglio), miglior difesa con 35 gol subiti, record di vittorie consecutive in casa (ben 16), miglior coppia gol del campionato Lukaku-Lautaro con 41 gol totali (rispettivamente 24 e 17) e molto altro. Ma soprattutto il titolo di Campione d’Italia conquistato con quattro giornate d’anticipo dopo nove anni di dominio bianconero, tre dei quali proprio con Conte allenatore. Il diciannovesimo scudetto nerazzurro porta la firma indelebile del proprio condottiero. La burrascosa uscita dalla Champions League ai gironi e un gioco a detta degli addetti ai lavori poco spumeggiante, avevano acuito le critiche nei suoi confronti. Spazzate via in un batter d’occhio dal mai banale allenatore pugliese, coadiuvato da un gruppo di giocatori affiatato e pronto a “morire” per il proprio comandante. Un successo ottenuto nonostante la perdurante assenza da Milano del presidente Zhang, e le voci riguardanti i problemi finanziari del gruppo Suning che avrebbero destabilizzato qualsiasi ambiente.

 

Inter, Antonio Conte
Antonio Conte

I trascinatori dei nerazzurri sono molteplici ma ne citiamo solo alcuni del collaudato 3-5-2 contiano: Romelu Lukaku, capocannoniere della squadra e autentico fedelissimo del mister uscente; Nicolò Barella, centrocampista classe ‘97 che ha raggiunto la definitiva consacrazione; Achraf Hakimi, autore di 7 gol e 8 assist seminando il panico sulla fascia destra. A loro tre si aggiunge il granitico trio difensivo Skriniar-De Vrji-Bastoni, vero punto di forza dei campioni d’Italia.

Lukaku

 

Arturo Vidal

Riuscirà l’Inter a ripetersi malgrado l’addio del manager leccese e le probabili cessioni milionarie necessarie a far respirare le casse societarie?

MILAN – Nonostante abbia virato al giro di boa da campione d’inverno, il Milan ha terminato il suo campionato al secondo posto, a 12 punti dai cugini scudettati. Detta così, sembrerebbe il racconto di una stagione fallimentare, ma non è questo il caso. Infatti i rossoneri, squadra più giovane nei primi cinque campionati europei con un’età media di soli 24.5 anni, hanno superato ogni più rosea aspettativa, smentendo gli scettici che a inizio campionato li collocavano in zona Europa League.

Milan

L’invidiabile unità di intenti tra tutte le componenti del club è solo una delle caratteristiche che hanno riportato il Milan nell’ “Europa che conta” sette anni dopo l’ultima presenza nel 2014. Una Champions League che rappresenta da sempre la casa del Diavolo, i quali dopo un girone d’andata da 43 punti hanno visto vistosamente calare il loro rendimento nel girone di ritorno.

Una flessione preventivabile, vista la stanchezza di una stagione logorante iniziata con il triplo preliminare di Europa League e la giovane età della banda Pioli. Un Pioli che a luglio avrebbe dovuto essere rimpiazzato dal tedesco Rangnick, ma la cui conferma ha costituito la pietra miliare dell’entusiasmante stagione rossonera. Il “normalizzatore” ha saputo imprimere un gioco a tratti spettacolare alla sua squadra, trascinata dal suo leader per eccellenza, Zlatan Ibrahimovic.

Lo svedese, alla veneranda età di trentanove anni, ha guidato (nonostante le sole 19 presenze condite da ben 15 gol) col suo carisma un team composto perlopiù da giovani di belle speranze. A rendere ancora più straordinario il secondo posto, è la serie interminabile di infortuni che ha afflitto il Milan per gran parte della stagione ma che ha cementato ancora di più il gruppo.

Oltre al già citato Ibrahimovic, nominiamo altri simboli che hanno fatto le fortune dei rossoneri: il presidente del centrocampo Franck Kessié, autore di 13 gol in campionato (record personale) e di prestazioni da stropicciarsi gli occhi, Simon Kjaer, Theo Hernandez e Gianluigi Donnarumma. Su quest’ultimo è opportuno aprire una piccola parentesi: il doloroso addio (che verrà ufficializzato alla scadenza del contratto del 30 giugno) dovuto alle eccessive richieste economiche del portiere e del suo entourage in sede di rinnovo, non scalfisce il talento del classe ’99, protagonista di una stagione da top player della porta.

Un Milan che nel 2021-22 ripartirà senza di lui, ma con una Champions League da giocare in più.

ATALANTA – Terza qualificazione alla Champions League consecutiva, miglior attacco per il secondo anno di fila. Non ci sono più aggettivi per descrivere l’Atalanta, che definire una big del calcio italiano è ormai pleonastico. Una stagione che ha visto i nerazzurri arrivare anche agli ottavi di finale della “coppa dalla grandi orecchie”, eliminati solamente dal Real Madrid. Il gioco propositivo e l’acume tattico del maestro Gasperini, abbinati alla programmazione della famiglia Percassi sono alla base del successo bergamasco.

Tra i giocatori meritano una menzione particolare i bomber Muriel-Zapata, autori rispettivamente di 22 e 15 gol, la rivelazione Pessina, il solito imprendibile Gosens e infine Romero, nominato miglior difensore del torneo dalla Lega Serie A.

Matteo Pessina in azione

SASSUOLO e SPEZIA – Per motivi diversi questi due minuscole realtà hanno ottenuto risultati sorprendenti. Il Sassuolo, guidato dall’allievo di Guardiola e neo-allenatore dello Shakhtar Donetsk Roberto De Zerbi, ha sfiorato l’accesso alle coppe europee battagliando con la Roma fino all’ultima giornata. Lo Spezia, dato per spacciato dagli addetti ai lavori a inizio stagione, si è salvato in anticipo proponendo un calcio offensivo e organizzato, promosso da un altro allenatore emergente, Vincenzo Italiano. Gli italiani Berardi e Locatelli da una parte, e Nzola-Maggiore dall’altra sono i top che nominiamo per queste due squadre.

Bologna
Ciccio Caputo, il bomber del Sassuolo

FLOP

JUVENTUS – Probabilmente non tutti i lettori saranno d’accordo con questa scelta. D’altronde parliamo di una squadra che ha vinto due trofei, Coppa Italia e Supercoppa Italiana, e che si è qualificata alla prossima Champions League.

Tuttavia, una squadra che vanta uno dei migliori giocatori del pianeta (C. Ronaldo) e molti altri top players nel proprio organico e che viene da nove scudetti consecutivi, non può accontentarsi di un quarto posto centrato solo all’ultima giornata e di un’eliminazione agli ottavi di Champions League per mano di una squadra nettamente inferiore (il Porto). Ma soprattutto non può accontentarsi di non aver mai mostrato un’identità di gioco lineare nel corso della stagione.

Non ce la sentiamo di dare la colpa solamente ad Andrea Pirlo, “cacciato” a fine stagione per lasciar spazio al ritorno del figliol prodigo Massimiliano Allegri. Una grossa fetta di responsabilità ce l’ha la società per non aver messo a disposizione dell’allenatore bresciano un materiale adeguato, tradotto, un gruppo di giocatori a sua immagine e somiglianza.

Cristiano

Le attenuanti per Pirlo sono dunque molte: oltre all’inesperienza citiamo l’assenza prolungata di Dybala (quale squadra può fare a meno del proprio numero 10 per gran parte della stagione?). Tra le note positive bianconere spiccano Federico Chiesa, acquisto azzeccatissimo della passata sessione estiva, e Cristiano Ronaldo che si porta a casa il titolo di capocannoniere con 29 gol, nonostante il dibattito tra coloro che lo osannano e coloro che lo ritengono un peso (tecnico ed economico) si infiammi sempre di più.

La più grande delusione? Senza dubbio Arthur Melo. Arrivato dal Barcellona con l’etichetta di nuovo Xavi e costato la bellezza di 80 milioni (scambio con Pjanic valutato 70), il brasiliano non ha rispettato le attese e si è dimostrato spesso un pesce fuor d’acqua nel centrocampo della Vecchia Signora (vedi l’errore grossolano contro il Benevento). Allegri gli darà una nuova chance?


NAPOLI e ROMA – La prima ha espresso un gioco spettacolare per tutta la stagione, infrangendo i propri sogni di gloria solo al traguardo dopo una rimonta encomiabile. La seconda si è sgretolata strada facendo, riuscendo comunque ad acciuffare una qualificazione europea e una semifinale di Europa League. L’attenuante degli infortuni regge a metà, in quanto si tratta di un problema che ha colpito tutte le squadre. L’ambiente ostile – De Laurentiis contro Gattuso da una parte, e i Friedkin contro Fonseca dall’altra – hanno fatto il resto. 

Tra i top del Napoli citiamo Insigne, che ha raggiunto il record di gol personale in Serie A, e Zielinski. Rimandata la punta di diamante del mercato estivo, Victor Osimhen, il quale, limitato dagli infortuni, ha mostrato le sue enormi qualità solo a sprazzi.

Nella Roma i top sono Spinazzola e Mkhitaryan. Tra i bocciati ci limitiamo a citare Pedro ed El Shaarawy. Merita un discorso a parte Edin Dzeko, indiscusso professionista, ma protagonista della diatriba con Fonseca che lo ha privato della fascia di capitano e probabilmente anche della necessaria serenità.

FIORENTINA, TORINO, BENEVENTO e PARMA – Le prime due sono reduci da una stagione deludente in rapporto alle ambizioni di inizio stagione. Le scelte sbagliate in sede di mercato e i continui cambi di allenatore non hanno certo giovato. Il triplo avvicendamento Iachini-Prandelli-Iachini da una parte e quello Giampaolo-Nicola dall’altra sono sintomi di come le aspettative non siano state rispettate. 


Gli investimenti di patron Commisso per la Serie A 2020/21 (Ribery, Callejon e Amrabat su tutti) non sono stati sufficienti ai gigliati per competere per la parte sinistra della classifica. Tuttavia, le note positive non mancano; l’esplosione del classe 2000 Dusan Vlahovic, autore di 21 gol, è una di queste. Nel mirino delle big europee, Commisso non ha alcuna intenzione di privarsene e anzi punta a rinnovargli il contratto in scadenza nel 2023, con l’obiettivo di regalare a Gattuso una rosa competitiva. A differenza di Vlahovic, il numero 10 Castrovilli non ha inciso come tutti si aspettavano. Poco male, la giovane età è dalla sua parte e la Fiorentina punta su di lui.

In casa Torino invece, la scelta di Giampaolo non ha pagato, con la salvezza ottenuta solo alla penultima giornata ai danni del Benevento di Pippo Inzaghi. Un Benevento che nonostante i proclami di inizio stagione che prevedevano una campagna acquisti faraonica (Ayew, Schurrle e altri campioni nel mirino), è retrocesso dopo un girone di ritorno concluso con una sola vittoria all’attivo, all’Allianz Stadium. Infine, il Parma del neo-proprietario americano Krause, autore di una stagione incolore terminata all’ultimo posto dietro il Crotone. Tra i flop delle tre squadre nominiamo senza dubbio Verdi (Torino), Glik (Benevento) e l’attacco parmense in toto (Inglese, Cornelius, Gervinho ecc.).

Servizio fotografico a cura di Giacomo Cosua