Sarri come Muti: un bel sentire, un bel vedere

Sarri

Ieri mattina il grandissimo direttore d’orchestra Riccardo Muti ha tenuto un concerto di Natale al Senato, di fonte ai grandi cervelli della politica italiana: ogni tanto l’aula di Palazzo Madama si inebria di rumori non molesti e frastuoni meravigliosi; d’altronde, restando in campo strettamente musicale, passare da Amedeo Minghi dudu-dadada (aiutooo….) all’ouverture del Guglielmo Tell è una differenza che può essere colta anche da chi, per natura, osteggia simpaticamente la cultura, danneggiando un Paese già sufficientemente danneggiato di suo. Forse non tutti là dentro sanno chi era Rossini (anche lui probabilmente finito in qualche suoneria di cellulare), ma almeno l’orecchio una volta sarà stato comunque gratificato.

Anche l’occhio (del tifoso juventino) ieri finalmente si è concesso delle belle soddisfazioni e, dopo tante perplessità, è un po’ passato, in una settimana, anche lui da Minghi a Rossini, con il trio d’attacco (Ronaldo-Higuain-Dybala) tutto insieme in campo, che, restando alla musica, i poco dotati di fantasia chiamano adesso “i tre tenori” (va beh…) o quando va un po’ simpaticamente meglio HDR. I tre hanno giocato un primo tempo sontuoso, si è visto finalmente una squadra divertirsi e divertire (diciamo sarriana), con l’Udinese poteva finire 6-0 (e invece è finita 3-1, questo è l’unico neo, se vogliamo…), ma è chiaro a tutti che non puoi giocare davanti con questi tre assieme contro avversari più temibili, se non alla tua altezza. Con l’Udinese l’azzardo è costato un centrocampo con Matuidi, Bentancur e la ballerina Rabiot, che non hanno dovuto sacrificarsi troppo, se non nella ripresa sul 3-0, quando la squadra ha mollato (e allora si è visto che se hai tre davanti così che non recuperano troppo, può essere dura…).

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Intanto l’Inter un po’ sembra logorarsi soprattutto per la stanchezza (un’ipotesi ampiamente prevedibile), ma avrebbe comunque potuto vincere a Firenze, dove Montella (gli allenatori sono davvero bei soggetti e vedono cose che noi umani…) ha parlato di beffa evitata (!) con il gol di Vlahovic (peraltro bellissimo) nel recupero. Ma l’Inter resisterà, non fosse altro per la presenza di Conte in panchina e forse anche la Lazio potrebbe alzare la voce: almeno il campionato quest’anno sembra essere più avvincente, altrimenti sarebbe la solita lagna (certo festosa per noi juventini), un po’ come il trottolino amoroso dudu-dadada.

Vincenzo Montella, allenatore della Fiorentina
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Nato nel 1955, veneziano, critico cinematografico per il Gazzettino e riviste specializzate, è stato anche giornalista sportivo per oltre 20 anni, seguendo i principali festival e le più importanti manifestazione sportive, con voglie cantautorali (ha inciso l'album "Anche i pesci parlano d'amore"), passione gastronomica e viaggiatore curioso del mondo.