Massimiliano Allegri e Sinisa Mihajlovic

Inevitabile che al primo trofeo perso (per quanto un piccolo trofeo, non dimentichiamolo), si scatenino i paragoni e la nostalgia di Ossimoro (che pure lui di Supercoppe italiane ne ha perse comunque) torni prepotentemente a galla. Tutto nella norma, a maggior ragione in questi tempi fortemente manichei, dove gli schieramenti non ammettono zone grigie. Meno nella norma, più che perdere la Supercoppa italiana, è uscire sconfitti in un paio di settimane due volte dalla Lazio, entrambe per 3-1, che è anche peggio. La Lazio ovviamente è una squadra molto forte, ha un centrocampo tra l’altro che la Juve purtroppo si sogna (per evidenti errori di valutazione della coppia Paratici-Nedved) e, come l’Inter d’altronde, dimostra puntualmente più voglia, più desiderio, più corsa. Poi il calcio si sa è fatto di episodi, di errori (come quello spavaldamente concesso a inizio partita da De Sciglio: d’altronde non sarebbe De Sciglio…, a proposito di mercato), di tante cose. Certo se vai a due all’ora, quando gli altri corrono; se fai un contropiede con un solo giocatore, anziché 3-4 come gli altri, se una volta espulso ti metti a mandare a fanculo arbitro e assistente, vuol dire che ci sono troppe cose che non vanno.

Alla base della seconda sconfitta consecutiva e della Supercoppa persa, ci sta comunque un errore di presunzione iniziale, piuttosto sorprendente. Sarri ha ceduto all’euforia del tridente, spinto da qualche partita entusiasmante, ha seguito il battito della folla che lo invocava e pur avendo dimostrato più volte cautela nel dibattito settimanale, lo ha riproposto proprio con la Lazio che probabilmente è la meno indicata per questa esagerazione, avendo forse il centrocampo più forte d’Italia, tosto e bravo in tutti i suoi elementi: di sicuro più forte di quello della Juve. Curiosamente andrebbe anche detto che la Juve col tridente, almeno nel primo tempo, ha giocato discretamente bene, con trame efficaci (per quanto slow), per perdersi semmai nella ripresa, impiantandosi con l’entrata di Ramsey (innocui e futili passaggi, una conclusione loffia) e dimostrando che Douglas Costa o lo metti all’inizio oppure è paradossalmente più adatto a entrare in caso di possibilità di contropiede (se sei in vantaggio) che non per recuperare andando a sbattere contro difese folte e organizzate. Comunque l’esperienza del tridente potrebbe riavere un brusco stop, almeno in quelle partite (non poche), dove sembrerebbe imprudente.

Massimiliano Allegri, ex Allenatore Juventus

Ora non è un trofeo perso a mettere in discussione anzitempo Sarri: tuttavia la discussione è lecita e se almeno ultimamente l’idea di gioco si vede, magari iniziare ad alzare il tachimetro non sarebbe male, se no difficile sorprendere qualcuno. Poi va ricordato che il centrocampo è buono ma non ottimo, che gli esterni ce li siamo bruciati in tappe scellerate di mercato e che forse la fame di vittorie (a parte la Champions) non è facile da trovarsi, vincendo un po’ tutto da 8 anni a questa parte (in Italia).

Intanto applausi alla Lazio, che assieme all’Inter può ben autorizzarsi a sentirsi in corsa per lo scudetto. Ma dell’Inter lo dico da agosto, della Lazio non da molto, ma forse anche con maggior ragione.

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Nato nel 1955, veneziano, critico cinematografico per il Gazzettino e riviste specializzate, è stato anche giornalista sportivo per oltre 20 anni, seguendo i principali festival e le più importanti manifestazione sportive, con voglie cantautorali (ha inciso l'album "Anche i pesci parlano d'amore"), passione gastronomica e viaggiatore curioso del mondo.