Non mi dilungherò sul fatto che dopo i 2 gol in 10’ (due discreti regali della Roma…), la Juve abbia dimostrato come le scorie di Ossimoro siano tutt’altro che debellate (come d’altronde, tra le righe, ha fatto capire lo stesso Sarri nel dopo partita, parlando di atteggiamento sbagliato nelle ripartenze), un’altra partita giocata all’ombra di sé stessi, con geometrie deboli, lente e sbagliate, un giochicchiare approssimativo e molle, un po’ di arroganza nel pensare di aver risolto già tutto e infine consueto panico nel finale. Tutto ciò è evidente. Inutile soffermarsi. La Juve è campione d’inverno, questo basta e avanza. Insindacabile.

Piuttosto desta ancora una volta un sentimento di partecipata compassione la vita calcistica di Dybala, giocatore che sta pagando a dismisura il suo talento, trovandosi di fronte prima un allenatore (Ossimoro) che non sapeva dove e come farlo giocare, decidendo quindi di relegarlo spesso in panchina e mortificarlo in campo con ruoli non adeguati e un ostracismo oltre ogni logica e intelligenza; dopo una società miope (la coppia Paratici&Nedved, si direbbero due geni) che voleva cederlo perché forse troppo ingombrante (d’altronde di errori negli ultimi due anni, dalla partenza di Marotta, i due ne hanno fatti…): e ora una situazione (l’intoccabilità di Cristiano Ronaldo) che lo vede sacrificato quasi sempre al cambio necessario per far giocare anche Higuain. Il problema è che Dybala non solo si è riconquistato sul campo un ruolo e una necessità enorme per le sorti della squadra, ma da tempo è il migliore in quasi tutte le partite, compresa quella di ieri sera, dimostrando di essere magari non un fuoriclasse alla Messi, ma un giocatore di estremo talento, duttilità e perfino sacrificio. Così il labiale lanciato a Sarri dopo l’ennesima sostituzione (oscurato dalla mano a copertura della bocca) non sarà stato certamente gioioso, ma si può francamente anche capire.

Sarri avrebbe mostrato più sensibilità per esempio sostituendo Ramsey e affidando a Dybala il suo ruolo di trequartista, tanto quello che recupera Ramsey recupera più o meno anche Dybala: avrebbe evitato di inferirgli l’ennesima delusione, in una frustrazione che rischia di lasciare il segno. È la vita dura dei talenti che pagano per mantenere l’equilibrio della squadra: la storia del calcio non ne è avara. Però a volte bastano piccoli segnali: Sarri dovrebbe capirlo e garantire, all’interno appunto dell’equilibrio della squadra, la giusta “ricompensa” a giocatori che stanno tenendo in piedi (a volte anche da soli) la baracca. Ma il talento purtroppo di fronte al divismo perde e la “dittatura” di CR7, per quanto sia tornato a livelli più che accettabili, è una seccatura non da poco. E Dybala sembra sempre trovarsi nella squadra sbagliata al momento sbagliato. Speriamo che il tempo dimostri come nei suoi confronti si siano commessi troppi errori.

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Nato nel 1955, veneziano, critico cinematografico per il Gazzettino e riviste specializzate, è stato anche giornalista sportivo per oltre 20 anni, seguendo i principali festival e le più importanti manifestazione sportive, con voglie cantautorali (ha inciso l'album "Anche i pesci parlano d'amore"), passione gastronomica e viaggiatore curioso del mondo.