juve

Parto da una considerazione generale: giocare così a calcio è una pena per tutti, per chi gioca e soprattutto per chi guarda. Un calcio moribondo che assomiglia, almeno per ora, a un malato terminale tenuto in vita con un accanimento che ha solo lo scopo economico, dove supporre una classifica finale con l’algoritmo appare quasi più sensata che insistere a scendere in campo a tutti i costi. Quindi non possiamo stupirci se lo spettacolo è questo: lo stop di tre mesi non è una cosa che si assimila facilmente, in più si deve comunque calcolare anche l’aspetto psicologico di chi sa che giocare comunque espone a un rischio maggiore (anche se visto il dopo partita con i festeggiamenti, sembra che non interessi poi molto…).

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Detto questo bisognerebbe che io parlassi della Juve. Cioè: più che della Juve, di Sarri, visto che in passato ero un sostenitore radicale dell’addio a Ossimoro. Sul quale, tuttavia, non mi pento e ravvedo. Credo fosse, a quel punto, la mossa più sensata, nonostante le vittorie, che io continuo a ritenere piuttosto inevitabili. E infatti dove non lo era, non ha vinto. Però è storia vecchia e mi sembra irrilevante tornarci. Il ciclo, indipendentemente dalla posizione pro/contro Ossimoro, mi sembrava comunque terminato. Questo non vuol dire che la soluzione migliore fosse Sarri: e infatti non lo era. Tanto che per settimane intere siamo andati avanti con il giallo del nuovo tecnico, un segreto tenuto nascosto, più che altro in attesa di sapere se altre soluzioni (migliori) fossero possibili. E qui è già evidente le colpe della società. Quindi se la partenza era questa, non era proprio il massimo. Comunque l’arrivo di Sarri ha movimentato la speranza di vedere finalmente quel gioco che con Ossimoro è mancato troppo spesso nei giorni piuttosto gloriosi sul piano dei risultati, Champions a parte, ma non gli si poteva fare un torto.

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A Sarri, che cominciò sfortunatamente con una polmonite che ne ritardò l’ingresso in cattedra, sono stati concessi quindi diversi alibi, non ultimo il fatto di trovarsi con una squadra ottima, ma forse con troppi elementi non adatti al suo gioco più spumeggiante, quello con il Napoli per intenderci, che però nessuno si sognava di vedere. In effetti nei primi tempi qualcosa sembrava muoversi, ma nel momento in cui si dovevano rafforzare questi tentativi, è un po’ crollato tutto. Anche prima di chiudere sotto chiave il campionato per tre mesi, lo spettacolo della Juve non era edificante. E se parecchi avevano messo in conto che il cambiamento poteva portare a un anno “sabbatico” di vittorie, di certo quello che non può essere accettato, e oggi men che meno, è la povertà di gioco, che onestà intellettuale mi dice di definire perfino peggio di quello di Ossimoro.

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La ripresa della stagione, per quanto insensata, ha mostrato finora una squadra vuota, priva di ogni interesse, incapace di fare un’azione, perfino di segnare, arrivando al gol solo dopo anche tre rigori sbagliati (CR7 in semifinale, Dybala e Danilo ieri sera: certo che far tirare un rigore a Danilo ci vuole coraggio, e questo dimostrerebbe lo sbandamento totale). Due 0-0 consecutivi la Juve non so da quanto tempo non li faceva, ma a impressionare è l’assenza anche di voglia, di desiderio. Napoli, che vinto la Coppa meritatamente, Milan e Inter non hanno certo entusiasmato, ma qualcosa hanno provato a fare, la Juve no. Nessuno si salva, volendo un po’ Bentancur e Buffon, che almeno ha portato la squadra ai rigori. Men che meno Ronaldo,c he pure davano in grande spolvero e voglioso dopo tanto parcheggio. Ma a disarmare l’affetto e la speranza per un finale di stagione obbligatorio è la condizione generale di una squadra che sembra stare in campo appunto per obbligo.

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A Sarri si possono perdonare alcune cose, ma con tutte le attenuanti possibili, vedere la Juve giocare così male non è accettabile. E dopo due trofei già buttati non è facile ritrovare lo spirito migliore. E poi, vogliamo dirlo di nuovo, perché lo abbiamo già detto: Bernardeschi è un giocatore che porta con sé il fallimento generale. L’angolo regalato al Napoli al 92’, che poteva poi chiudere la partita, è un errore che nemmeno un “pulcino” forse farebbe. Ma che dimostra soprattutto che la concentrazione di un giocatore sul quale un tempo la società puntava molto (senza ragione) è allo zero assoluto. Ecco sarebbe meglio non vederlo più con la maglia bianconera. E non è un capro espiatorio. Per trovare i veri colpevoli bisogna rivolgere lo sguardo ai vertici societari. Che ora hanno solo un compito: chiudere in modo dignitoso la stagione. Ma questo vale anche per Sarri e la squadra tutta.

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Nato nel 1955, veneziano, critico cinematografico per il Gazzettino e riviste specializzate, è stato anche giornalista sportivo per oltre 20 anni, seguendo i principali festival e le più importanti manifestazione sportive, con voglie cantautorali (ha inciso l'album "Anche i pesci parlano d'amore"), passione gastronomica e viaggiatore curioso del mondo.

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