Tiraspol

Il prossimo 14 settembre è ripartita la caccia alla Champions League. A contendere il trofeo al Chelsea campione in carica saranno le altre superpotenze del calcio europeo, a partire dal PSG con la sua campagna acquisti faraonica culminata con l’arrivo del sei volte pallone d’oro Lionel Messi, fino ad arrivare al Manchester City di Pep Guardiola, allo United del figliol prodigo Ronaldo e via dicendo. Come ogni anno, tuttavia, non mancano le cenerentole, che non occupano le copertine dei tabloid come le giocate dei fuoriclasse, ma che sanno raccontare storie singolari e imprese memorabili. 

È il caso dello Sheriff Tiraspol FC, prima squadra moldava della storia ad approdare ai gironi di Champions League. Moldava o forse no. E qui sta il paradosso: Tiraspol, una cittadina di quasi 150mila abitanti, è situata geograficamente in Moldavia, ma con la Moldavia non vuole avere niente a che fare. Tiraspol, infatti, è la capitale della Transnistria, regione che ha proclamato la propria indipendenza dal neonato governo di Chisinau nel 1990.

La guerra che ne susseguì durò fino a luglio 1992 e si concluse con una pace forzata tra lo stato centrale e i “ribelli”. Da quel cessate il fuoco nacquero tre territori: a ovest la Moldavia, al centro una lingua di terra controllata dai soldati europei dell’OSCE, e ad est la Transnistria.

Questa piccola repubblica separatista che non è riconosciuta dalla madrepatria Moldavia e nemmeno dagli stati membri dell’ONU, dispone di una moneta propria, il rublo transnistriano, e adotta il russo come lingua ufficiale. Russia con la quale la Repubblica Moldava di Pridniestrov – nome ufficiale della regione – intrattiene un’alleanza stretta.

La federazione sovietica è infatti l’unico stato a riconoscere la Transnistria a livello internazionale e, non a caso, in seguito alla secessione della Crimea dall’Ucraina del 2014, anche la piccola repubblica indipendentista chiese l’annessione al governo di Mosca. Tutto a Tiraspol rimanda all’URSS: dalla bandiera con falce e martello, ai palazzoni in stile comunista, fino alle statue di Lenin che sono tuttora idolatrate.

In questo contesto, quasi distopico, si inserisce lo Sheriff Tiraspol FC, il club più titolato di Moldavia (o della Transnistria). Lo Sheriff fu fondato nel 1997 da due ex agenti KBG – i servizi segreti sovietici – Viktor Gušan e Il’ja Kazmaly, e prende il nome dalla Sheriff Ltd, l’azienda che controlla e gestisce il club, e non solo.

La società, infatti, possiede interessi in vari settori dell’economia transnistriana se non un vero e proprio monopolio: edilizia, petrolio, tabacco, editoria, supermercati e molto altro. A ciò si aggiunge l’influenza politica che la Sheriff Ltd esercita sul governo della minuscola repubblica, e non sempre in maniera trasparente. L’ex presidente della Transnistria, Igor Smirnov, era considerato il reale proprietario dell’azienda, e il figlio Oleg è attualmente nei quadri dirigenziali del club.

Venendo all’aspetto sportivo lo Sheriff Tiraspol è pressoché imbattibile in patria: nella sua breve storia si contano già 19 campionati, 10 coppe nazionali, 7 supercoppe e quattro qualificazioni alla fase finale di Europa League. Mai però lo Sheriff aveva centrato il bersaglio grosso, i gironi della “coppa dalle grandi orecchie.” In questa stagione ci è riuscito partendo dai preliminari, eliminando in ordine temporale, gli albanesi del Teuta, gli armeni dell’Alaskert, i serbi della Stella Rossa e soprattutto i ben più quotati croati della Dinamo Zagabria.

 

Dopo lo schiacciante 3-0 dell’andata in terra moldava, i ragazzi di coach Vernydub, ucraino, hanno chiuso la pratica accontentandosi di un mai così esaltante 0-0 allo stadio Maksimir di Zagabria. A decidere la gara di Tiraspol ci hanno pensato il greco Kolovos (in nazionale con Ranieri alla guida del team ellenico), e il maliano Traoré, stella della squadra e autore di una doppietta. A proposito di passaporti, lo Sheriff si presenta come una multinazionale calcistica: Brasile, Colombia, Guinea, Slovacchia, Slovenia, Serbia, Trinidad, Malawi, Perù sono solo alcuni delle origini dei calciatori attualmente presenti in rosa.

La colonia più folta è quella sudamericana e il giocatore più rappresentativo risponde al nome di Frank Castaneda, colombiano, autore nella passata stagione di 33 gol in 43 partite. Il capitano ventisettenne, che si definisce un misto tra Lavezzi e Raspadori e che sogna di giocare in Serie A, guiderà i moldavi in un girone D che comprende l’Inter di Simone Inzaghi, il Real Madrid di Ancelotti e lo Shakthar Donetsk di De Zerbi.

Ad ospitare le squadre dei tre tecnici nostrani sarà il polo sportivo chiamato Complexul Sheriff, autentico gioiellino che fa a pugni con l’arretratezza dell’economia moldava. La struttura, oltre allo stadio principale da 14mila posti e al centro di allenamento con tanto di alloggi per i calciatori, dispone di uno stadio per le giovanili, di un altro stadio coperto, di un hotel di lusso, di un centro commerciale e di molti altri servizi che rendono lo Sheriff un club organizzato e avanguardistico.

A battezzare l’esordio dei gialloneri saranno gli ucraini dello Shakthar, veri habitués della massima competizione continentale. Ma guai a considerare il team moldavo sconfitto in partenza. D’altronde le favole esistono, e gli “sceriffi” vogliono esserne i protagonisti.

E la favola del Tiraspol in Champions League ha segnato un nuovo ed incredibile capitolo: impresa sulla carta impossibile, a dir poco impronosticabile, il 28 settembre 2021 i super campioni del Real Madrid riescono a perdere in casa proprio contro il Tiraspol. Non è bastata la rete della star Karim Benzema: grazie ai gol di J. YAXSHIBOYEV e di Sebastien Thill, i galacticos cadono al Bernabeu e regalano una surreale vittoria alla squadra di uno stato che non esiste.

Oggi il Tiraspol ospiterà i Campioni d’Italia, ovvero l’Inter che si trova a due punti di distacco dal Tiraspol, oggi incredibilmente secondo nel girone. Una partita da non perdere.