Il grottesco teatrino della giustizia sportiva. E al tempo del Covid anche di più. E la Lazio gode.

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Di tutte le giustizie ingiuste, quella sportiva è da sempre un teatrino grottesco.  E in questo tempo disgraziato di Covid, anche di più. In questi mesi di protocolli firmati e disattesi, di porcherie combinate per favorire sempre i più potenti, per la giustizia sportiva è, tanto per fare un esempio, più grave sbagliare, banalmente per distrazione, un referto (con conseguente perdita della partita: è accaduto alla Roma), anziché occultare referti medici, permettendo a calciatori risultati positivi di giocare, mettendo in pericolo la sanità di compagni e avversari.

Infatti per la Lazio è stata chiesta soltanto una forte ammenda, nel processo in atto, con alcune pesanti richieste di inibizione per dirigenti, tra i quali il presidente Lotito, che com’è noto copre la carica di consigliere federale, in una carriera dirigenziale già assai burrascosa, dettaglio che non sfuggirà a chi vorrà vedere una fondata benevolenza nei confronti del club biancoceleste.

Tutti si aspettavano dalla giustizia sportiva richieste di punti di penalizzazione e la perdita delle partite incriminate. Invece nulla: qualche soldino e un po’ di sospensioni a gente di scrivania. Un gradevole rimprovero e una pacca sulla spalla. Se c’è un campionato veramente falsato, termine che si usa ormai a ogni stagione quando a vincere sono gli avversari, questo è l’esempio più lampante, non solo per le inevitabili conseguenze di squadre mutilate in continuazione dal virus (e quindi con una componente di casualità impressionante, che però va accettata nel momento in cui si decide di disputare il campionato), ma anche per le impressionanti disparità causate dalla volontà umana, dalle Asl che bloccano alcune squadre e altre no, da partite continuamente rimandate come Juve-Napoli (il precedente nefasto per tutti), da squadre mandate in campo allo sbaraglio e quasi senza giocatori e altre salvaguardate. La legge non è uguale per tutti, men che meno sui campi di calcio. E forse, ci si permetta questa aggiunta, sarebbe anche il momento di capire che questo non riguarda soltanto la Juventus, per l’Italia non bianconera madre di tutte le colpe.

Fotografie a cura di Giacomo Cosua
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Nato nel 1955, veneziano, critico cinematografico per il Gazzettino e riviste specializzate, è stato anche giornalista sportivo per oltre 20 anni, seguendo i principali festival e le più importanti manifestazione sportive, con voglie cantautorali (ha inciso l'album "Anche i pesci parlano d'amore"), passione gastronomica e viaggiatore curioso del mondo.