Serie A – 20ª Giornata – Rrahmani salva il Napoli e l’Inter continua a macinare punti. 

Il Cagliari la migliore tra le squadre in lotta per non retrocedere, si separano le strade di Mourinho e della Roma.

NAPOLI-SALERNITANA (2-1). All’ultimo secondo Rrahmani salva il Napoli evitando la disfatta per i suoi: certo, l’atteggiamento di una squadra che è rimasta in parità fino al 6’ di recupero contro l’ultima in classifica non piace ai dirigenti azzurri che, però, ringraziano e si imbarcano alla volta dell’Arabia Saudita per le semifinali di Supercoppa. Il risultato finale è un pugno nello stomaco per i granata che – ormai fanalino di coda della Serie A – hanno davvero sperato di tornare a casa con una lunghezza in più. Nel derby campano, i padroni di casa giocano contratti, attenti a non esporsi troppo alla coppia Tchaouna-Simy che insiste presso i pali sorvegliati da Gollini. Il turnover piuttosto forzato di Mazzarri – tra chi è indisponibile e chi sta partecipando alla rassegna africana – mostra i suoi limiti verso la mezz’ora: con una pennellata degna di un campione, Candreva insacca l’1-0 con un tiro a giro da fuori area che termina proprio all’incrocio dei pali. E se davanti la Salernitana fa faville, un ritrovato Ochoa compie i suoi “soliti” miracoli nelle retrovie: solamente dopo 49’ di gioco (e su calcio di rigore) il portiere messicano cede a Politano pur indovinando la traiettoria della sfera. Nella ripresa i partenopei sono l’ombra di loro stessi: Kvaratskhelia costruisce benissimo ma non trova mai i suoi compagni pronti a intercettare i suoi suggerimenti. Nonostante la parata spettacolare dell’estremo difensore ospite che al 90’+4’ dice di no prima al georgiano e poi a Raspadori arrivato in soccorso di quest’ultimo, nell’azione successiva il difensore kosovaro sfrutta una deviazione di Demme spedendola direttamente tra le maglie della rete. L’esultanza sfrenata del numero 13 dice tanto di un Napoli che si è liberato da un peso ma la cui costanza è appesa a un filo.

GENOA-TORINO (0-0). Un pareggio a reti bianche segna la domenica pomeriggio del Genoa che centra il quarto risultato neutro in cinque giornate (il terzo di fila) a fronte di un Torino totalmente diverso da quello della scorsa domenica. A differenza dell’andata, i granata non conquistano più di un punto contro la formazione di Gilardino e rimangono al 10° posto, a -1 dalla Roma. I prossimi impegni del Grifone (Salernitana, Lecce ed Empoli) fanno ben sperare i tifosi in vista di una squadra che sa di poter ambire a qualcosa di più del 12° gradino del podio. Dopo 95’ di battaglia, il signor Giua manda le squadre negli spogliatoi sullo 0-0, un risultato che viene salvato dall’ottimo lavoro di entrambi i portieri: già al 5’, infatti, Gudmundsson si avvicina pericolosamente ai pali di Milinkovic-Savic che però sfodera tutta la sua altezza e spedisce in corner il colpo sul primo palo dell’islandese. E poi, ancora, Malinovsky al 22’ torna a impensierire il serbo, il quale, impassibile, mantiene inviolata la sua porta. Da parte piemontese, gli uomini di Juric provano a farsi sentire con Zapata, il quale però non intacca la difesa rossoblù non sembra aver patito il trasferimento di Dragusin al Tottenham. Nella ripresa, De Winter da un lato e Vasquez dall’altro cercano qualcosa in più ma il fischio finale rinvia il Genoa alla prossima sfida in campionato, mentre il Torino si può contare su un turno di riposo.

VERONA-EMPOLI (2-1). Con il girone di ritorno entra nel vivo la lotta per lo scudetto, ma anche quella per rimanere in Serie A: il Verona si aggiudica lo scontro che vale preziosissimi punti in classifica e mette altre tre lunghezze tra sé e il fondo della classifica. A -1 da Cagliari e Udinese, la squadra di Baroni vede la luce in una serata in cui, al Bentagodi, la visibilità è stata tutt’altro che buona: con l’80% di umidità sul capoluogo di provincia veneto, i banchi di nebbia sono stati una presenza costante per tutti i 90’ di gioco. Schierando un 4-2-3-1 con Djuric a mo’ di punta, il tecnico gialloblù indovina subito la giocata vincente: sul primo corner della partita, il numero 11 firma il suo quinto gol stagionale. 2’ più tardi, all’Empoli viene (erroneamente) offerta la possibilità di pareggiare i conti: il rinvio sbagliato di Montipò viene intercettato da Gyasi che serve Shpendi il quale però non riesce a coordinarsi perfettamente e viene beffato dall’ultimo uomo avversario. Dopo un primo parziale combattutissimo, i ritmi di gioco si abbassano fino al 56’ quando Ngonge centra la rete del raddoppio: qualche giornata sottotono non scoraggiano il belga che torna a fare la voce grossa e – complice una deviazione di Grassi – sconfigge uno sfortunato Caprile. Sotto di 0-2, gli ospiti cercano di riaprire i giochi e – all’esordio in maglia azzurra – l’ex-Spezia Zurkowski annulla il clean-sheet avversario con un colpo di testa imparabile. Crescendo molto nell’ultima fase del match, i toscani iniziano a impensierire un po’ troppo le retrovie venete che ergono un muro, al punto che Duda viene espulso per doppio fallo per un intervento su Corona volto ad arginare il contropiede di quest’ultimo. Nonostante il risultato, l’Hellas non può crogiolarsi del successo data l’imminente partita con la Roma, mentre l’Empoli ospiterà il Monza.

MONZA-INTER (1-5). Sabato sera l’U-Power Stadium si è trasformato nel parco giochi dell’Inter che cala un granitico 5-1 e continua a gongolare come capolista. Se già l’andata non aveva sorriso ai brianzoli, la gara di ritorno contro i “cugini” nerazzurri si trasforma in una disfatta totale che rimanda alla trasferta empolese la prossima chance di vittoria. Nella fredda cornice lombarda, Inzaghi non si sbilancia e schiera il solito 3-5-2 con Thuram e Lautaro come coppia attaccante, ma ad aprire le danze questa volta è Calhanoglu: dopo solo 12’, il numero 20 in forza ai nerazzurri firma la sua nona rete stagionale, la settima consecutiva dagli 11 metri. Due minuti più tardi, anche le altre bocche da fuoco degli ospiti iniziano a fare la voce grossa: con Di Gregorio ancora out per infortunio, il Monza perde il suo pilastro difensivo più importante e subisce l’ottima intesa tra Dimarco e il suo capitano. Gli unici 2 tiri in porta dei biancorossi sono poca roba in confronto ai 7 degli avversari, che mantengono il clean-sheet quando verso la mezz’ora il VAR annulla un gol a Pessina. Con Colpani sempre più in difficoltà nel trovare soluzioni vincenti, il Biscione segna sul velluto e lo fa di nuovo al 60’: con una prestazione da MVP, il centrocampista turco in forza ai meneghini si inventa il tris grazie all’ottima ripartenza gestita da Mhkytarian. Per i padroni di casa, la situazione sembra sbloccarsi grazie al rigore capitalizzato dal loro capitano al 69’, ma di nuovo l’Inter dimostra tutta la sua qualità di gioco: prima il “Toro” centra il 18° gol in campionato, e poi il numero 9 ex-Borussia M’gladbach archivia la pratica con un mancino all’88’. In molti avranno notato l’assenza di Arnautovic in campo – rimasto in panchina dopo la discutibile prestazione contro l’Hellas – ma sicuramente il club nerazzurro non può lamentarsi dell’andamento di quest’anno.

LAZIO-LECCE (1-0). La Lazio si aggiudica il primo lunch match del girone di ritorno e sale a quota 33, superando Bologna e Napoli: un gioco più ordinato e schemi più precisi fanno la fortuna degli uomini di Sarri che possono tirare un sospiro di sollievo e intraprendere con più serenità il cammino verso l’Arabia Saudita. Dal canto suo, il Lecce si trova a dover incassare la terza sconfitta in cinque giornate, scivolando al 13° posto a -1 dai colleghi genoani. Dopo i violenti scontri nel derby valido per i quarti di finale di Coppa Italia, i biancocelesti devono a fare a meno di Castellanos che ha rimediato un problema muscolare, e la mancanza dell’argentino si sente: nel primo tempo all’Olimpico, Isaksen non riesce proprio a ingranare e, anzi, è piuttosto impreciso nelle soluzioni d’attacco. Da parte ospite, Oudin si dimostra il migliore dei suoi in un momento delicatissimo tra uno Strefezza probabilmente in partenza per Torino e un Krstovic sempre più anonimo. In una ripresa un po’ più spumeggiante, Zaccagni sfiora il vantaggio al 54’ con un pallone che però Falcone riesce a spedire sopra la traversa; qualche minuto più tardi, tuttavia, inaspettatamente il tabellino si sblocca grazie al numero 7 dei padroni di casa: sebbene i rumors di mercato lo diano sempre più vicino alla Juventus, Felipe Anderson non si fa sfuggire il pallone offertogli da Luis Alberto sui 10 metri. In svantaggio, i Salentini provano a suonare la carica con Almqvist che ricama ottimi suggerimenti per i suoi compagni e Kaba e Gallo a insidiare l’area di Provedel, ma alla fine sono i laziali a spuntarla. Ora il Lecce si dovrà preparare alla sfida con la Juventus, e quel 20 agosto dell’anno scorso in cui aveva vinto 2-1 contro gli aquilotti appare un’altra epoca.

CAGLIARI-BOLOGNA (2-1). Un superbo Cagliari sbarra la strada al Bologna che incassa la seconda sconfitta in tre giornate ed esce, per ora, dalla zona Europa: il risultato finale si ribalta rispetto all’andata e tra le fila emiliane si notano più che mai le assenze di Ndoye e Zirkzee. Tra le mura domestiche, gli uomini di Ranieri centrano tre punti fondamentali in chiave salvezza e si portano a quota 18, a +1 sulla zona retrocessione. Il match della domenica pomeriggio della Serie A si sblocca al 24’ con Orsolini: caricatosi la squadra sulle spalle, il numero 7 si smarca da Augello e insacca l’assist offertogli da capitan Posch. Qualche minuto più tardi, i padroni di casa rispondono presente grazie all’ottima costruzione di Dossena che propone un pallone per Petagna il quale, saltando Calafiori e Skorupski, riporta la situazione in parità. Alla fine, a decidere la sfida è proprio un autogol del difensore felsineo che – nel tentativo di allontanare un pallone sul corner di Wieteska – sbaglia tutto e lo spedisce nella rete amica. In una giornata nera, gli ospiti tentano in tutti i modi di conquistare il 2-2 ma si devono arrendere ai guantoni di Scuffet: con la Fiorentina impegnata in Supercoppa, per la formazione di Motta si prospettano due settimane di lavoro prima della trasferta a San Siro, mentre il Cagliari si prepara a volare a Frosinone.

FIORENTINA-UDINESE (2-2). Spesso è scorretto cercare giustificazioni per come una squadra ha giocato ma probabilmente il tour de force dei viola tra campionato, Coppa Italia e Supercoppa non ha giovato a questi ultimi che si sono mangiati tre punti “facili” contro l’Udinese. Va comunque riconosciuto il merito della squadra di Cioffi di insidiare fino all’ultimo momento una squadra di livello come la Fiorentina, conquistano la lunghezza che li porta direttamente a +1 sulla zona retrocessione. Partendo col piede giusto, dopo appena 10’ da inizio gara gli ospiti firmano il vantaggio con Lovric: su una ripartenza, lo sloveno si fa trovare pronto e trafigge Terracciano di sinistro. Un primo tempo a tinte bianconere lascia spazio a una squadra di casa che pareggia i conti al 55’: questa volta è Lucas Beltran che – con colpo di testa di piazzato – centra il suo quarto gol in campionato. A causa di una partita sottotono, tra le fila ospiti Lucca viene cambiato con Success, abilissimo a fare velo per Thauvin che, al 73’, centra il raddoppio. Quando ormai sembrava fatta per i friulani, Ferreira commette un fallo di mano immediatamente individuato dall’occhio elettronico: Pairetto non ha dubbi e concede calcio di rigore ai toscani che con Nzola riescono a strappare almeno un punto prima di partire per l’Arabia Saudita.

MILAN-ROMA (3-1). Colpaccio Milan! Nonostante i dubbi, nonostante, tutto gli uomini di Pioli continuano a macinare punti e domenica sera schiantano la Roma con un sonoro 3-0. Se un tempo erano famosi gli “olandesi” del club rossonero, ora i dirigenti prendono a piene mani dalla nazionale francese che, in questo caso, ha sfornato i marcatori della sfida, ma anche colui che ha salvato (ancora una volta) il risultato nelle retrovie. Da parte giallorossa, qualche nube aleggiava sull’Olimpico per una posizione in classifica ritenuta troppo bassa dai vertici, ma quello che è successo martedì è stato sconvolgente: come un fulmine a ciel sereno, Mourinho è stato esonerato, sostituito da De Rossi nella sua prima esperienza da allenatore nella massima serie. In un San Siro sold-out, i padroni di casa acquistano subito fiducia e centrano il vantaggio all’11’: la rete che sblocca la partita è siglata da Adii che, direttamente da centrocampo, scatta in avanti per intercettare il passaggio di Reijnders trafiggendo Silvar con un sinistro micidiale. Decisi a giocare una partita di livello, i diavoli tentano il raddoppio prima con Leao e poi con Pulisic; da parte capitolina, Celik mette la testa avanti a cercare il pareggio, ma trova il numero 16 avversario a sbarrargli la strada. Il dominio casalingo continua anche nel secondo parziale: il poco incisivo Lukaku (Dybala è di nuovo indisponibile per infortunio) non impensierisce mai la difesa avversaria e così per il Milan è un gioco da ragazzi siglare il 2-0. A quasi 38 anni, Giroud dimostra ancora una volta di avere talento da vendere e imbuca di testa il suggerimento di Kjaer. Tentando di riaprire il match, gli ospiti si lanciano in avanti e riescono a guadagnare un penalty: lucido davanti al portiere originario di Caienna, Paredes annulla il clean-sheet avversario con un colpo centrale, ma efficace. A mettere un punto alla questione è il difensore ex-Real che sfrutta l’assist di tacco del suo connazionale e spedisce il Milan a quota 42.

ATALANTA-FROSINONE (5-0). Un rullo compressore ha travolto un indifeso Frosinone che cade per 5-0 in casa della Dea: nel giro di un quarto d’ora i padroni di casa riescono già a siglare il 3-0, che si arricchisce delle ulteriori reti all’83 e al 90’. Per i ciociari, invece, le cose si complicano: cinque sconfitte consecutive in campionato e la disfatta in Coppa Italia condannano gli uomini di Di Francesco a rimanere solo a +2 sulla zona retrocessione. Nel posticipo di lunedì sera, non c’è storia al Gewiss Stadium: dopo 7’ di gioco, i bergamaschi conquistano un rigore per fallo di Lusuardi su Holm e Koopmeiners non si fa pregare davanti a Turati. Pur in vantaggio, i nerazzurri vogliono subito archiviare la pratica e calano il bis con Ederson, che sfrutta l’uno-due tra De Ketelaere e Ruggeri e firma il suo sesto gol stagionale. Un giro di lancette dopo, anche il belga ex-Milan si aggiunge alla festa: volendo dimostrare alla società e ai tifosi di valere effettivamente la maglia da titolare, il classe 2001 triangola con De Roon e spedisce un mancino imparabile appena sotto la traversa. Nel primo parziale gli ospiti trovano pochissimi spazi di gioco, anche a fronte di uno Scamacca scatenato che manca il poker verso la mezz’ora. Dal 46’ in poi, i gialloblù mischiano le carte in tavola inserendo Romagnoli, Ghedjemis e Gelli che vanno a impensierire Carnesecchi, il quale però si fa sempre trovare pronto sulle ripartenze avversarie. Negli ultimi 420”, l’Atalanta va a segno ancora: prima Zappacosta con un destro dalla distanza e poi Holm firmano una serata che rimarrà nella storia del club.

JUVENTUS-SASSUOLO (3-0). Il sipario della prima giornata di ritorno cala sulla vittoria bianconera di martedì sera: nel posticipo contro i colleghi emiliani, gli uomini di Allegri non sbagliano e continuano a rimanere a -2 dalla capolista Inter. Rimanendo concentrata e senza strafare, la Juventus sfrutta tutte le sue qualità e incassa tre punti d’oro, continuando a inseguire il sogno scudetto trascinata dagli ormai “veterani” Vlahovic e Chiesa. Verso il quarto d’ora, il fantasista serbo dialoga con Miretti che gli serve un pallone sui 17 metri che il numero 9 insacca non ci pensa due volte a insaccare di sinistro. Ma il vero cioccolatino Vlahovic lo scarta al 37’ quando, su punizione, pennella un pallone che scavalca tutta la barriera e si schianta all’incrocio dei pali. La doppietta dell’attaccante in forza ai piemontesi motiva tutti i compagni e lo stesso Szczesny dimostra ancora una volta di essere uno dei migliori portieri in circolazione: al 63’ gli ospiti contrattaccano con una ripartenza guidata da Berardi, ma il polacco mette i guantoni a negare la gioia del gol a quello che – fino a qualche mese fa – sembrava potesse diventare un suo papabile compagno di squadra. A incorniciare una partita perfetta ci pensa Chiesa: tornato dopo l’ennesimo infortunio, il numero 7 più famoso d’Italia viene servito magistralmente da Locatelli e conclude in rete dagli 11 metri. Per la Juventus ora è tempo di ripartire in vista della trasferta a Lecce, mentre il Sassuolo dovrà fare i conti col Monza.

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